Stanze per dormire e guardare le “Pesarine”

Localizzazione: Ovaro (Ud)

Committente: Comune di Ovaro (Ud)

Progetto Architettonico: Mentil Federico

Cronologia: 2022

Istagram : @_architess_

 

L’area del campeggio si colloca poco al di sopra del centro abitato di Ovaro.

Ci si arriva dalla strada Statale per un ripido e stretto tracciato, il primo tratto della famigerata tappa ciclistica dello Zoncolan spettacolo ormai da tutti atteso ad ogni nuova edizione del Giro d’Italia.

Quando si rivolge lo sguardo alla valle sono visibili solo i tetti colorati delle case ed è possibile notare che in prossimità della prima balza di un dolce pendio si colloca il cimitero comunale, il campo sportivo e poco più avanti l’area del campeggio.

La struttura ricettiva si colloca, quindi, in posizione sopraelevata, instaurando un rapporto con il paesaggio della valle che prende il nome dal fiume Degano. Lungo il corso d’acqua, caratterizzato dalla presenza di piccole cascate e specchi d’ acqua, è possibile apprezzare interessanti esempi di architettura rurale ancora integri.

In secondo piano, verso nord, la visuale della val Degano è interrotta visivamente da una dorsale di montagne rocciose costituita da uno dei versanti più elevato della Val Pesarina.

Sono queste le prime “scogliere” dolomitiche di cui in Carnia si trova qualche piccolo esempio.

Da qui si vedono fare capolino, oltre la line di creata dei pendii boscosi della val Degano, delle cime aguzze che al tramonto si colorano dei toni caratteristici delle rocce dolomitiche. La vista da qui è davvero emozionante.

Dunque, per offrire agli ospiti della struttura ricettiva un’alternativa al soggiorno in Camper o in tenda si è pensato alla realizzazione di 5 piccole unità residenziali in legno, dotate di servizi minimi ma confortevoli nonostante loro piccola e raccolta dimensione. Il campeggio potrà così essere utilizzato per la residenza turistica anche durante l’inverno e fruito da una posizione invidiabile.

L’aspetto esteriore delle piccole costruzioni non è dissimile ai tanti manufatti rurali tradizionali ancora presenti sul territorio comunale e realizzati per facilitare i lavori nei campi durante la fienagione estiva: attività che qui si conduce ancora attivamente, dimostrando la presenza di un mondo rurale che si prende ancora cura del territorio.

Lo spazio interno di ogni unità è caratterizzato da una finestra panoramica in grado di valorizzare lo sguardo sulla cresta rocciosa della val pesarina, così da diventare un potente dispositivo visuale. I 5 piccoli manufatti, pensati in Strick-Blockbau di legno di larice, si collocheranno sul pianoro leggermente in pendenza. Partendo dalla residenza al limitare del bosco, ciascuna unità è stata ruotata così da evitare che i coni visivi si sovrapponessero e consentire a chi le abita di percepire un senso di “isolamento”. L’occasione del soggiorno potrà diventare un’esperienza importante dal punto di vista esperienziale.

Fare “poco” diventa una scelta consapevole e largamente condivisa, soprattutto in un territorio che per sua storia non ha avuto uno sviluppo turistico paragonabile ad altre realtà, anche non molto lontane da qui, ma che reputo negative per l’eccessivo (seppur entro i limiti) sfruttamento del suolo.

Si pensi infatti quanto il fattore legato alle infrastrutture per il turismo, sempre più al centro delle economie locali, porti a una fortissima antropizzazione del territorio montano. E, conseguentemente, a uno sfruttamento quasi insostenibile delle risorse naturali.

L’aspetto esterno dell’unità sarà per estremamente spartano soprattutto per l’utilizzo di un sistema costruttivo in cui le travi di larice “accatastate” sono collegate alla platea di fondazione solamente con tiranti di acciaio. Il tempo deforma, modifica cromaticamente gli elementi che costituiscono la struttura e in modo non omogeneo le superfici delle travi si colorano in relazione a dove sono collocate. Grigie in prossimità del basamento così da dare l’impressione che la costruzione faccia parte del luogo ma ne è al contempo “ospite”, pronta a essere rimossa nel momento in cui non servisse più. Rosse, bruciate dal sole dove non vengono bagnate dalla pioggia, grazie alla presenza del forte aggetto del tetto che ha una forma molto simile a quelle con le quali i contadini coprono le grandi cataste di legna ad essiccare durante l’estate. Proprio il tetto racconta schiettamente che per costruire “Stanze per dormire e guardare le Pesarine” non c’è bisogno di nessun riferimento tipologico alle architetture con tetto a falda, basta far uso di materiali che ricordino in modo analogico la provenienza “tipologica”.

La realizzazione della struttura portante prevede l’utilizzo di legname nostrano, cresciuto sui ripidi e scoscesi fianchi delle valli di Carnia piuttosto dell’utilizzo di materiale cresciuto nelle pianure dell’est Europa, molto apprezzato per la sua stabilità e omogeneità. Questo perché deformazioni, macchie cromatiche e naturali fessurazioni sono considerate delle peculiarità del progetto e non, come nell’immaginario collettivo, sinonimo di difetto, disvalore.

Al contrario, gli interni sono finemente rifiniti adottando pannelli multistrato di pino cileno, rifiniti solamente attraverso una semplice oliatura, così che la luce proveniente dall’esterno non crei riflessi ma venga assorbita mettendo in evidenza la caratteristica “fiammatura” della superficie legnosa. Le costruzioni saranno leggermente sospese dalla platea di fondazione che le ancora a terra, donando alla costruzione un senso di leggerezza rispetto il suolo. Il piano di calpestio interno, infatti, si eleva rispetto all’esterno di tre gradini ricavati da un blocco di calcestruzzo posto a rafforzare la bussola di ingresso allo spazio.

Il piccolo dislivello rispetto al piano di campagna rafforza maggiormente l’idea che il quadro visuale dei monti sia l’eccezione dello spazio interno e per questo non deve avere nessuna relazione fisica con la quota di campagna: la leggera sospensione da terra renderà “scenografica” l’unica apertura importante mirata in una direzione non casuale.