Calle dei Botteri

Localizzazione:

Venezia

Committente:

Paola Sega

Progetto di:

Alessandro Casciaro, Mentil Federico, Gaetano Ceschia

Cronologia: 

2004

Foto: 

Alessandra Chemollo

 

E’ un progetto di ristrutturazione di un appartamento anonimo ma inserito in un contesto ricco di potenzialità e suggestioni. Realizzato attraverso sfondamenti spaziali orizzontali e verticali e cercando di valorizzare geometrie nascoste, nella sua idea di trasformazione ci sono due forze complementari che si incontrano: la funzione dell’abitare spazi necessari e ordinari e le suggestioni date dalla successione degli spazi che ordinano e articolano i percorsi. Alla compressione dell’ingresso, stretto e buio, si contrappone la forte luce del soggiorno, in doppia altezza, in cui lo spazio si dilata fino al tetto.

La prima scala, addossata al muro di fondo, conduce al soppalco ma senza toccarlo. Dal soppalco si accede ad una seconda scala, appesa al tetto, che conduce all’altana. Il piano del soppalco diviene l’elemento ordinatore di una piccola “promenade” che è il racconto di Venezia: dalla prospettiva claustrofobica della calle alla libera emozione dei suoi tetti, dal buio alla luce

Le parti di muratura non rivestite conservano il ruvido intonaco dipinto in precedenza dal padre del committente. Così come le vecchie nere travi del tetto sagomate in testa per essere più “belle”, la grossa mantovana di lamiera nervata a protezione della copertura in pianelle tipo Wierer. Fanno parte del progetto anche i serramenti e la zanzariere in alluminio, le porte decorate in ferro battuto e dipinte con vernice marrone del piano inferiore, e la famigerata parabolica sul tetto che per quanto, normalmente orrore mi faccia, in questo posto e per come è organizzato il progetto, ci sta benissimo perché rafforza l’ intenzione iniziale del “mettere” cercando di “togliere” solo quello che interferisce direttamente con il progetto. Queste “inusualità architettoniche“ sono come un pattern che non si ferma al piccolo annesso e nemmeno al giardino e alla casa paterna. Costituiscono la “usualità” del paesaggio costruito circostante. Adattarvisi riconoscendone il senso fa si che la trasformazione sembri esserci qui da sempre in armonica continuità con le tracce lasciate da chi ci ha preceduti.